Scritto da Massimo Lancietti
Se lavori nel legno-arredo o guidi un’azienda che vuole crescere sui mercati esteri, c’è un segnale che non puoi sottovalutare: il Salone del Mobile.Milano ha scelto di tornare negli Stati Uniti con tre tappe, da Los Angeles a Chicago fino a New York, per consolidare il dialogo con uno dei mercati più strategici per il design italiano. La stessa Maria Porro ha presentato questa iniziativa come un modo per rafforzare continuità, affidabilità e visione di lungo periodo per il sistema design.
Molti pensano che roadshow e fiere servano soprattutto a “fare immagine”. In realtà, oggi servono a molto di più: servono a presidiare mercati, costruire relazioni e posizionare le imprese italiane dove si decidono i progetti di domani. Il fatto che il Salone 2026 arrivi negli USA con un’edizione già sold out, oltre 1.900 espositori e più di 169.000 metri quadrati espositivi, conferma che non stiamo parlando di una semplice operazione promozionale, ma di una piattaforma internazionale di business.
Perché proprio gli Stati Uniti? Perché restano un mercato chiave per la filiera. FederlegnoArredo indica gli USA come primo mercato extra-UE per il legno-arredo italiano nel 2024, con un miglioramento dell’1,5%, mentre l’intero continente americano vale 2,8 miliardi di euro. Questo dato dice una cosa molto semplice: il Made in Italy continua ad avere forza, ma va difeso e rilanciato con presenza commerciale, visione e capacità di adattarsi a interlocutori sempre più strutturati.
C’è poi un secondo elemento che merita attenzione. Il Salone 2026 non sta rafforzando solo il racconto del design italiano, ma anche il suo posizionamento verso nuovi segmenti di mercato. Da una parte debutta Salone Raritas, curato da Annalisa Rosso e con allestimento di Formafantasma, pensato per mettere in relazione produzione creativa, pezzi unici ed edizioni limitate con il mercato B2B del design contemporaneo.
Dall’altra prende forma il percorso verso Salone Contract, con masterplan affidato a Rem Koolhaas e David Gianotten di OMA, dedicato a hospitality, real estate e marine, con debutto previsto nel 2027.
Per chi guida l’impresa, questo significa una cosa molto concreta: oggi non basta avere un prodotto bello. Serve essere leggibili per figure quali architetti, developer, buyer e gruppi dell’hospitality. Essere un partner credibile significa garantire conformità agli standard tecnici statunitensi (come le norme UL o BIFMA), presentare documentazione solida sulla tracciabilità dei materiali e assicurare tempi di consegna certi.
Questa è la vera evoluzione del Made in Italy: non meno creatività, ma una struttura commerciale e normativa capace di reggere la complessità dei mercati globali.
Chi si muove ora per rafforzare posizionamento, materiali commerciali, presenza internazionale e capacità di dialogo con questi mercati arriverà meglio preparato. Chi aspetta rischia invece di restare confinato in una competizione basata solo sul prezzo o sulla bellezza del prodotto, che da sola non basta più.
Oggi il Made in Italy non significa solo saper realizzare arredi belli e funzionali. Significa dimostrare di essere un partner credibile in mercati complessi, dove design, contract e sviluppo immobiliare parlano sempre più la stessa lingua.
La domanda, quindi, non è se gli Stati Uniti siano ancora centrali per il settore. La vera domanda è: vuoi limitarti a esportare prodotto, oppure vuoi posizionare la tua azienda dove nascono le opportunità più interessanti per il design italiano? Contattaci per parlarne! https://sinergia.it/richiesta-consulenza-gratuita
Fonte: https://www.thecore.design/blog-en/salone-del-mobilemilano-heads-coast-to-coast-in-the-us

